Filosofia

Il territorio


REGGIO EMILIA: LA CITTA’ DEL TRICOLORE

Reggio Emilia si fregia di essere la “madre” della bandiera italiana. Il Tricolore, pur avendo subito modifiche nella forma e nelle dimensioni, nasce il 7 gennaio 1797, durante lo svolgimento del Congresso Cispadano, in corso a Reggio Emilia. Il verbale della XIV Sessione recita testualmente:
Reggio Emilia, 7 gennaro 1797, ore 11. Sala Patriottica. Gli intervenuti sono 100, deputati
delle popolazioni di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia. Giuseppe Compagnoni
da Lugo fa mozione che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di
tre colori Verde, Bianco e Rosso e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda
Cispadana, la quale debba portarsi da tutti. Viene decretato.

Nato inizialmente come simbolo di istituzione statuale della Repubblica Cispadana, diviene presto il simbolo di opposizione alle dominazioni straniere per tutta l’Italia. Viene così citata come simbolo di unità e di fratellanza dal patriota Domenico Carbone nel suo componimento del 1848 Sono Italiano:
« Se una rosa vermiglio o un gelsomino
a una foglia d'allor metti vicino
i tre colori avrai più cari e belli
a noi che in quei ci conosciam fratelli
i tre colori avrai che fremer fanno
chi ancor s'ostina ad essere tiranno. »

E’ oggi, in tutto il mondo, simbolo indiscusso di una nazione, di un popolo, di un brand che non ha eguali al mondo: il Marchio Italia, ancora terra fertile in cui piantare semi di speranza con il nostro lavoro, vero e proprio leitmotiv della cultura emiliana.


MODENA: IL DRAKE, L’ACETO

Il drake

Dall’officina del padre al Trionfo Mondiale con la monoposto di Ascari il passo è lungo, un po’ meno se vi chiamate Enzo Ferrari e siete dotati del suo genio. Il Drake (così passerà alla storia nel modenese) crea, sviluppa e perfeziona uno dei marchi modenesi e italiani più famosi nell’intero globo, e gli dà il suo nome
Se dovessimo tracciare un breve sommario della storia di Enzo Ferrari dovremmo subito dire che il Drake passa in breve tempo da pilota a team manager di un importante scuderia da corsa, per poi fare il grande passo e diventare costruttore automobilistico. Così, dopo aver abbandonato il volante, la seconda parte della carriera di Enzo Ferrari comincia il 16 novembre del 1929 quando il Drake fonda a Modena, in Viale Trento e Trieste, la società sportiva "Scuderia Ferrari" con il preciso obiettivo di fare correre i propri soci.

Va detto che a quei tempi avere tanti soldi non era l'unico requisito per poter prendere parte alle gare: l'organizzazione era complicatissima perché vista la mancanza di mezzi era piuttosto difficile reperire le gomme migliori, la benzina più raffinata e tutte altre le cose di cui può avere bisogno una macchina da corsa. Però, diventando soci della "Scuderia Ferrari", si aveva a disposizione un "team" organizzatissimo e - soprattutto - le imbattibili Alfa Romeo che la casa del Biscione affidava direttamente al Drake per farle scendere in pista con le migliori possibilità di vittoria. Lo stesso Ferrari, oltre ad essere fondatore e dirigente della Scuderia, all'inizio era anche un pilota. Ruolo che poi abbanonò nel 1931 quando nacque suo figlio Dino.

Altra data storica è il 1933 quando la Scuderia Ferrari diventa talmente importante da diventare un vero e proprio team autonomo, abbandonano il semplice ruolo di filiale tecnico-agonistica dell'Alfa Romeo. La Casa di Arese cerca però in tutti i modi di vincolare Ferrari al proprio marchio e nel 1938 lo nomina addirittura Direttore Sportivo dell'Alfa Corse. Ma il ruolo, per quanto importante, va stretto al Drake che continua l'attività agonistica per altri due anni, per poi lasciare tutto e iniziare la vera epopea della Ferrari.

Le vittorie arrivano a raffica, Ferrari diventa una specie di idolo e non sono possibili paragoni con altri suoi concorrenti: il Drake non era un ingegnere, non era un progettista, non era un dirigente. E non aveva neanche esperienza come costruttore. Però aveva un fiuto sovrumano per le corse, riconosceva i piloti più bravi ed era dotato di una sensibilità mai vista nell'interpretare le possibili strategie di gara. In più, aspetto tutt'altro che trascurabile, era un "agitatore di uomini", come lui stesso più volte si definiva. Il chè, unito alla passione tipicamente emiliana per il proprio lavoro, ha fatto sì che la Scuderia Ferrari diventasse una delle realtà emiliane più apprezzate nel mondo.

L’aceto

I Romani furono i primi a cuocere il mosto d’uva per conservarlo, ma la ricetta dell’aceto si è sviluppata nel corso dei secoli. Si hanno notizie del Balsamico a partire dall’XI secolo. I Duchi Estensi concedevano il “regal dono” ai loro alleati più cari, e pare che fosse inizialmente usato per scopi terapeutici. L’ottenimento dell’Aceto Balsamico IGP di Modena è legato alle caratteristiche climatiche, alle tradizioni e alle conoscenze che hanno creato un prodotto eccellente, esportato nel mondo, anche attraverso fiere ed esposizioni.
Questo simbolo modenese è il prezioso risultato di una macerazione lenta di mosto d’uva cotto (si usano solo viti del posto, ossia lambrusco, trebbiano e ancellotta), lasciato riposare in botti di legno pregiato, spesso chiuse con un sasso avvolto nella garza. Il processo verrà poi seguito con competenza e passione dai mastri acetai.